Sanzioni all’Iran: In che modo influenzano i prezzi del petrolio?

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

È risaputo che i prezzi del petrolio crescono e calano in base ai cambiamenti della domanda e dell’offerta. Monitorare la domanda e l’offerta di petrolio è piuttosto semplice; più i livelli di produzione dell’IEA (International Energy Agency) crescono, più offerta è presente sul mercato e maggiore è la pressione sui prezzi del petrolio. Allo stesso modo, quando la domanda supera l’offerta, i prezzi del petrolio tendono a crescere. Ogni paese e produttore decide quanto petrolio produrre ed è per questo che organizzazioni del calibro dell’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) sono in grado di variare il prezzo di un barile di petrolio se decidono di aumentare o limitare la produzione.

Sanzioni all’Iran
Il rifiuto dell’Iran di abbandonare il proprio programma nucleare ha portato a polemiche e a tensioni a livello globale, forzando altre nazioni a comminare sanzioni all’Iran e ad applicare l’embargo su tutto il petrolio iraniano. L’embargo ha limitato la produzione di petrolio iraniano fino ai tempi recenti, quando dopo anni di negoziazioni con gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Cina, la Russia, la Germania e l’Unione Europea, l’Iran ha trovato un compromesso, che prevede l’avvio del monitoraggio del programma nucleare del paese in cambio della revoca delle sanzioni, incluse quelle sulle esportazioni di petrolio. Non appena le sanzioni sono state revocate, i prezzi del greggio sono calati di oltre il 2% a causa delle preoccupazioni per il surplus globale di offerta.

Perché i prezzi del petrolio hanno resistito
Nonostante i timori iniziali, le scorte di petrolio iraniano non erano sufficienti per inondare il mercato. Inoltre, l’Iran è stato escluso dai giochi della produzione di petrolio per troppo tempo per essere in grado di competere con i produttori high-tech, come ad esempio gli USA. Sfortunatamente per l’Iran, il dialogo nucleare non ha avuto successo e gli Stati Uniti hanno così deciso di emettere una nuova ondata di sanzioni nei confronti dell’Iran ad inizio novembre di quest’anno, andando a colpire le esportazioni di petrolio, il settore delle spedizioni e il settore bancario.

In generale, i paesi in questo momento dovrebbero evitare di acquistare greggio iraniano, a meno che non vogliono incorrere nell’ira degli USA. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno garantito otto deroghe temporanee a otto paesi, per permettere a tali paesi di ridurre le importazioni in modo graduale.

Sanzioni finanziarie
Nonostante le deroghe, il futuro delle esportazioni di petrolio dell’Iran appare cupo, in quanto bisogna tenere conto delle sanzioni finanziarie sui pagamenti Swift. Ad inizio novembre del 2018 gli Stati Uniti hanno confermato di voler comminare sanzioni a Swift se non chiuderà tutti i legami con le istituzioni finanziarie iraniane, ad eccezione dei pagamenti per alimenti e medicinali. Questo significa che, senza la possibilità di effettuare i pagamenti tramite questa rete, l’Iran non potrà essere pagato per il petrolio, anche se i paesi dovessero decidere di bypassare le sanzioni statunitensi.

*Fonti: Fortune 6:03 EST

Inizia a fare trading

Capitale a rischio. Soggetto a T&C.

Share.
Risk Warning: Trading in Forex/ CFDs and Other Derivatives is highly speculative and carries a high level of risk. General Risk Disclosure